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Prov-Chieti

Amo l'Abruzzo
PROVINCIA di CHIETI

Dalle forre e dai boschi selvaggi della Majella alle colline fruttifere, paesaggi diversi mantengono una intrinseca armonia.
 
In una lingua di terra pianeggiante in vista del Gran Sasso e della Majella, si trova Chieti. La sua provincia, molto ampia, racchiude in modo completo le peculia­rità di questa regione. Un vasto braccio di mare im­patta la costa adriatica, come un'azzurra presenza, la­sciando le terre costiere come una sorta di frontiera geografica, aperta sul Mediterraneo. Dalle forre e dai boschi selvaggi della Majella alle colline fruttifere, pae­saggi diversi mantengono una intrinseca armonia. La fascia costiera oggi è un po' l'esempio più concreto del­lo sviluppo economico della regione. Il carattere più comunicativo della sua gente, ha reso possibile uno sviluppo sempre più accentuato. Le aree interne ri­sentono di quell'immobilismo che interessa invece le aree appenniniche. La Majella si scorge in lontananza coperta di neve fino alla fine di maggio. Il suo corpo arrotondato si impone allo sguardo come una testug­gine maestosa, che ha trasformato il moto in spiri­tualità. Qualunque via si percorra per arrivarvi, la mon­tagna madre degli abruzzesi conforta segretamente l'animo del viaggiatore, mostra la sua veste più at­traente. Spesso avvolta di nuvole, battuta da venti vio­lenti, cercata segretamente da bianchissimi greti, essa si apre lentamente man mano che ci si inoltra nel suo ventre di boschi, di silenzi fittissimi. La solenne seve­rità dell'Abruzzo montano assume una dimensione as­soluta. II volo dell'aquila reale sfonda la resistenza del­l'aria, diviene aspirazione ad una libertà inarrivabile. A pochi chilometri di distanza dai centri urbani, cre­sce l'ombra eterna della montagna. La sua spiritualità pura. I ripari di pietra dei pastori testimoniano la lun­ga presenza dell'uomo sulla Majella, la sua inestin­guibile lotta per la sopravvivenza. Più di ogni altra montagna d'Abruzzo, essa reca i segni di un passato monastico; sono numerosi, infatti, gli eremi incassati nelle pareti rocciose, sperduti tra ombra e vento, so­spesi in un vuoto vibrante. Il territorio si espande come una traccia di luce argentea fino alle propaggini più meridionali della regione, in una contiguità costiera che idealmente non ha argine alcuno. Vasta solarità di spazi che sfonda l'emozione per divenire lieve tepore di terre emerse, seccate dalla salsedine. Gli ulivi ar­gentati o le vigne incidono la luce come un grido d'uc­cello nel vento, unione di mare e di terre. La profon­dità irripetibile dei suoi marroni è una contaminazione mediterranea, che rende questo fertile margine di co­sta, parte viva di una cultura in trasformazione. Lal­legria della sua gente è un aspetto che distingue le cul­ture costiere meno diffidenti, meno combattive, da quelle interne. Attraversando queste terre si ha l'im­pressione forte di una dinamicità più moderna, di un desiderio di guardare lontano. Oltre quella macchia azzurra eternamente inquieta. Lallegria della costa in­vita ad una digressione immaginaria, che richiama echi di popoli lontani. Le spiagge bianche s'accucciano ai piedi del mare, come un flebile delirio di sole. I paesi soffiati sulla terra, rischiarati dal sole del mattino, gio­cano con il limite geografico impostogli dall'uomo. Po­trà il viaggiatore divertirsi in questa ricollocazione ideale delle forme in cui le culture non hanno mai nul­la di isolato e di statico. Convive un po' nei popoli co­stieri una laboriosità pervasa da un desiderio di av­ventura, di peregrinazione. In questa terra si sono fuse tensioni ed esperienze difformi tra loro, che l'hanno portata ad essere oggi una cultura composita, rispet­to al suo passato più recente, che rivive in modo mo­derno nell'affermarsi delle grandi produzioni vinico­le, di uva da tavola ed olivicole. II passato leggendario della miticaAnxanum, in se­guito alle recenti indagini archeologiche, sta cedendo sempre più il passo alla concretezza storica. Come pure, è da relegare tra le esercitazioni letterarie degli anti­chi che fosse stata fondata da Solimo frigio, compagno di Enea, assieme a Sulmona. Lanciano frentana è an­teriore ai romani (sotto questi fu inclusa nella tribù Arniense), e se dopo il suo nome diventò Lanxanum (da cui Lanciano), ciò è dovuto al fatto che la lancia che figura nel suo stemma deriverebbe da Longino, il centurione romano che ferì Gesù Cristo sulla croce. È opinione degli studiosi che fosse stata un municipium. Nel suo territorio si rinvennero manufatti del Quater­nario, e il popolo frentano deriverebbe da Frunterei, una dea italica che corrispondeva all'Athena dei greci. Centro notevole nel Medioevo (a cominciare dai Lon­gobardi), nel Cinquecento l'Imperatore Carlo V ne ri­dusse la potenza. Nel secolo successivo il Viceré spa­gnolo di Napoli, la cedette al Pallavicini (si era nel 1640) e poco dopo, nel 1646, si ritrovò nel Marchesato del Vasto. Nel 1778 tornò demaniale. Città famosa per le fiere e i commerci, fu patria di Polidoro, figlio di Pao­lo e pittore allievo di Tiziano (secolo XVI). Nel 1718 ci fu la decadenza dei mercati, assorbiti da quelli della costa adriatica a nord dell'Abruzzo.Notevoli sono Santa Maria Maggiore e la Cattedrale. La prima ha un portale del 1317 di Perrini o Petrini, con firma e data, e sorge su una chiesa romanica, so­stituita da quella attuale a partire dal 1227; la secon­da, Santa Maria del Ponte (di Diocleziano, ma c'è chi pensa sia un rifacimento medioevale), è un miscuglio di forme medioevali, rinascimentali e barocche, dal

Lanciano (CH)

Trecento al Settecento, con prospetto ottocentesco e torre del milanese Tommaso Sotardo (inizi del Sei­cento). Cinterno custodisce opere d'arte tra cui spic­cano il reliquiario della Sacra Spina del 1593, un pa­storale argenteo rinascimentale e affreschi di Giacinto Diana (1788-1789). Chiese da citare sono inoltre Sant'A­gostino, San Nicola di Bari, Santa Giovina, San Fran­cesco, San Biagio, di maggiore antichità (secolo XI), per cui si raggiunge la Porta San Biagio, gotica (al­meno in parte: ha un arco acuto), l'unica rimasta del­le nove esistenti. Di maggiore notorietà è San Fran­cesco, sede del Miracolo Eucaristico.Il centro storico offre innumerevoli esempi di archi­tettura degna di nota, senza voler dimenticare la sei­centesca Fonte di Civitanova e la meno conosciuta e contemporanea Fontana del Borgo: il Palazzo del Se­minario, la Torre Montanara, resti del teatro antico, la Zecca del Quattrocento (uscendo a Piazza Plebiscito), il Teatro Fenaroli (1842), ciò che rimane di San Gio­vanni Battista. Le chiese hanno tutte una fondazione medievale ed in seguito furono rimaneggiate; vi si con­servano parecchie opere d'arte; quelle più comuni sono i reliquiari e le tele. A Sant'Àgostino, del 1270, rosone risillabante i modi del Perrini, interno del Settecento modificato nel 1827, busto argenteo di San Simone, reliquiario di Nicola di Antonio di Pantaleone (1485) e una croce che come il busto si è propensi ad asse­gnare a Nicola da Guardiagrele (secolo XV). Si ram­mentano infine la chiesa di San Giovanni di Dio, del 1590, e verso la Piazza dei Frentani l'abitazione del 1434 di Nicola Rosso. Per chi ama trascorrere le proprie vacanze senza ri­nunciare allo sport preferito, l'Abruzzo può offrire veramente molto, poiché ha un territorio variegato con la presenza contemporanea del mare e delle mon­tagne. Vediamo in breve quali sono gli sport che è possibile praticare.
 
L'alpinismo e l'ar­rampicata sportiva.

L'Abruzzo è l'unica regione peninsulare, ad esclusione dell'ar­co alpino, dove si può praticare l'alpinismo classico. Le pareti più interessanti sono si­curamente concen­trate nel gruppo del Gran Sasso, dove sono numerose le vie alpinistiche adatte a tutte le capacità. Il Corno Piccolo è la vetta più ambita del­l'Appennino, sia perchè ha una roccia bella e compat­ta, sia perchè ha vie molto tecniche, che spesso arri­vano sino agli estremi gradi di difficoltà. Molto amata dagli alpinisti è la parete est dove corrono le vie più in­teressanti, tra cui la classicissima, "Monolito", un im­ponente torre di roccia, molto difficile. Il  Corno Pic­colo è adatto ad un alpinismo moderno, con circa un centinaio di vie aperte, sempre molto belle ed impe­gnative. Altre vie famose sono: Bafomet, Rosanna, Ca­valcare la tigre, Rosi, tut­te nella parete est e Aquilotti 72, nella seconda spalla. Altra vetta di notevole valore alpinisti­co è il Corno Grande (2914 m slm). Mitica è la parete nord-orientale con un salto di oltre mille metri, conosciuta come "il paretone", con vie diffici­lissime, tra cui la "farfalla", il "Nagual" e le "Fessure di velluto nero". Un alpinista che voglia veramente conoscere le montagne abruzzesi, non può fare a meno di fare la famosissima "Sucai", la parete per an­tonomasia, nella vetta orientale del Corno Grande. Altre vie bellissime sono: ai Pilastri, al Torrione Cambi e la via invernale "Haas-Acitelli". Sul Corno Grande, le vie aperte sono circa una qua­rantina, adatte particolarmente ad un alpinismo clas­sico. Sempre nel gruppo del Gran Sasso, altra monta­gna particolarmente vocata all'alpinismo, è Pizzo Intermesoli, nel cuore selvaggio del gruppo, caratte­rizzato dalla presenza di cinque pilastri rocciosi dove corrono vie dure adatte ad un alpinismo estremo e mo­derno. La via più famosa è "Di notte la luna". Altro paradiso degli alpinisti è la spettacolare parete nord del monte Camicia, con numerose vie molto im­pegnative. Il monte Prena, presenta belle vie più facili, che si fanno strada tra guglie e pin­nacoli pittoreschi. Citiamo la "Via Bran­cadoro" e la "via dei Laghetti". I monti della Laga sono famosi per le cascate di ghiaccio che si formano d'inver­no negli innumerevoli torrenti che solcano i fianchi arenaci del gruppo montuoso. In tut­ti gli altri gruppi montuosi sono numerose le vie al­pinistiche che assumo­no interesse partico­lare soprattutto per l'alpinismo inver­nale. Sulla Majella spicca il Paretone nord delle Murelle con una parete di oltre mille metri, caratterizzato da una selvaggia bellezza. L’arrampicata sportiva può essere praticata in circa 20 siti diversi con 800 vie aperte. I luoghi deputati alla pratica dell'arrampicata sono: Rocca­morice, Pennapiedimonte, Penna­domo, Arsita, Corvara, Pizzofer­rato, Pietracamela, Monticchio, Madonna D'Appari, Prati di Tivo, Carpineto della Nora, Pescasansonesco, Forca di Penne, Monte Aquila, Pe­trella Liri, Pietrasecca, Lu­coli, Capestrano e Civi­tella del Tronto. La palestra di roccia di Roccamorice è sicuramente uno dei siti più importanti a livello nazionale, con 250 vie aperte e perfettamente attrezzate, con una roccia compatta, esposizione a sud e vie molto tecniche. In ogni caso, in tutte le località citate è possibile cimen­tarsi con le proprie capacità tecniche, in contesti pae­saggistici e naturalistici di grande suggestione.

II Trekking
La conformazione dolce dei rilievi della maggior par­te delle montagne abruzzesi, consente di poter fare delle lunghe escursioni a tappe o brevi tragitti, sia nel­le medie che nelle alte quote. Anche in piena area col­linare o nella collina pedemontana, sono possibili bel­le camminate. Linteresse paesaggistico è sempre molto alto e spesso, anche da quote medie è possibile scor­gere ampi panorami. Le difficoltà non sono mai proi­bitive, in ogni caso per evitare problemi dovuti all'o­rientamento, al cattivo tempo, ad imprevisti, è bene farsi accompagnare da guide esperte. Spesso le escur­sioni attraversano zone selvagge, a volte di difficile ac­cesso o lontane da centri abitati. Esistono numerosi sentieri tracciati con opportuna segnaletica che è bene seguire scrupolosamente. Il trekking rimane il modo migliore per visitare i parchi, poiché offre la possibi­lità di avvistare animali rari, di poter osservare, da vi­cino, piante e fiori e quindi di poter gustare la natura nel modo più profondo. Molti sentieri coniugano al­l'interesse naturalistico e paesaggistico, quello per l'ar­te e l'archeologia. Chiese campestri, castelli, conventi, borghi, non di rado co­stituiscono un ulteriore motivo di attrazione che ar­ricchiscono le escursioni a piedi. La varietà ed il numero dei sentieri percorribili, è ve­ramente ampio: si va dai sentieri di alta quota, sopra i duemila metri di altitudi­ne, sino a comode passeg­giate nelle valli e nelle con­che pedemontane. Da consigliare le escursio­ni nelle oasi e nelle riserve naturalistiche, dove è pos­sibile trovare percorsi di­dattici attrezzati, a volte an­che per disabili e non vedenti. I trekking nei nu­merosi valloni e canyons dell'Appennino abruzzese, sono a volte molto impe­gnativi, ma sempre ricchi di fascino e di visioni spet­tacolari. Per chi non ama partico­larmente l'avventura, ma vuole comunque immerger­si nella natura, sono consigliabili i trekking di media montagna. Numerose sono le proposte di guide, ac­compagnatori di montagna, cooperative ecoturistiche, che consentono di visitare i grandi parchi nazionali abruzzesi.

Deltaplano e parapendio La complessa orografia del­la regione, ricca di rilievi, ga­rantisce delle condizioni ideali per la pratica del para­pendio e del deltaplano. Gli appassionati di questo sport affascinante, hanno solo l'im­barazzo della scelta nell'in­dividuare dei siti adatti per il decollo e l'atterraggio. In ogni caso è senza dubbio da segnalare, il centro di Villa Santa Maria (AQ), partico­larmente prediletto per lun­ghi voli, tra il Gran Sasso e la Majella. Da segnalare è la scuola di volo di parapendio e deltaplano "Volandia", a Loreto Aprutino (PE) e a Tocco da Casauria.
 
Mountain bike e ciclismo La bicicletta è un veicolo che si incontra sempre più frequentemente sulle stra­de e sui sentieri abruzzesi. È difficile immaginare un mezzo più rilassante e salutare per cogliere appieno le attrattive che l'Abruzzo sa offrire. Gran parte del traf­fico autoveicolare corre ormai sulle moderne arterie costruite negli ultimi anni, liberando così ampi spazi al ciclismo sulle strade più suggestive. Per i meglio allenati non mancano le salite di ampio raggio. In par­ticolare ce ne sono un paio di oltre duemila metri: Cam­po Imperatore (2200 m) sul Gran Sasso ed il Blockhaus (2150 m) sulla Majella. Basta considerare che que­st'ultima vetta, dal versante orientale, dista meno di 50 km dal mare, per avere un'idea della varietà di pae­saggi a disposizione. Ancora più duro l'approccio dal versante di Roccamorice (2000 m netti di elevazione in meno di 35 km) che mise in crisi perfino il grande Merckx nel Giro del '72. Malgrado la sua non grande notorietà è stata votata tra le venti salite più difficili d'Europa nel referendum di una rivista specializzata. La presenza di molti paesi appenninici e l'asprezza dei paesaggi fanno di alcuni percorsi una replica dei fa­mosi tapponi dolomitici del Giro. Nel parco dei Mon­ti della Laga si segnalano le ascese al Ceppo (1340 m), al Passo dell'Abate (1475 m) con la splendida vista del Lago di Campotosto e al Passo delle Capannelle (1300 m), più impegnativo dalla parte aquilana, mentre, sa­lendo da Montorio sul versante teramano, si è alle pre­se con un falsopiano lungo 35 km in gran parte ospi­tato nel canyon scavato dal fiume Vomano. Nel territorio del Parco del Gran Sasso si trova l'asce­sa ai Prati di Tivo (1450 m), al Passo di Montecristo (1700 m), che ricompensa aprendo le porte dell'alto­piano di Campo Imperatore. Qui la strada, finalmente pianeggiante, è uno stretto nastro di asfalto perso nei prati che costeggia l'intera catena del Gran Sasso nel­la sua rosea maestosità. Al termine dell'altopiano la strada riprende a salire e in pochi chilometri si arriva a Vado di Sole (1620 m), una salita veramente impe­gnativa se fatta dal versante pescarese (1200 m di ele­vazione in meno di 20 km), qui lo sguardo spazia sul­la lunga successione di colline e sui paesi della provincia di Pescara e più oltre fino al mare. Molto consigliabi­le per chi ha nelle gambe la possibilità di fare 100 km, è la strada che salendo da LAquila raggiunge l'alto­piano delle Rocche dopo il Valico di Rocca di Cambio (1380 m). Continuando dopo Rocca di Mezzo, si può salire al Valico della Forcella (1400 m) porta di acces­so per il piano del Sirente e punto di osservazione pri­vilegiato per l'intera catena montuosa. Una lunga di­scesa conduce poi a Secinaro e alla Valle dell'Aterno. Da qui a I:Aquila la strada è complessivamente pia­neggiante e attraversa alcuni dei paesi più caratteri­stici dell'aquilano. Emozioni, senza grande sforzo, si possono provare sulla strada che congiunge Anversa degli Abruzzi a Scanno. Qui il pendio è lieve e la vista dei paesini arroccati, le gallerie scavate nella roccia, il torrente Sagittario che ruggisce a fianco e, infine, lo splendore del Lago di Scanno incastonato in mezzo a verdi monti, tolgono il fiato più di quanto faccia la fatica. Oltre il paese di Scanno, la strada sale più deci­samente verso Passo Godi (1600 m). Qui si entra nel territorio del Parco Nazionale d'Abruzzo che si pre­senta con una discesa di 20 km fino a Villetta Barrea e al suo lago. La statale 83 che attraversa il Parco è ab­bastanza pianeggiante da consentire a chiunque una bella passeggiata in bicicletta; chi voglia invece ci­mentarsi con prove più impegnative può dirigersi ver­so Forca d'Acero (1535 m) al confine con il Lazio o ver­so nord al passo del Diavolo (1400 m). Il Parco della Majella, oltre al Blockhaus, presenta altre salite di ri­lievo, quali Passo Lanciano (1310 m), molto dura sia da Lettomanoppello (1.000 mt di elevazione in 12 km) che da Pretoro (750 m in 11 km); più pedalabile la lun­ga scesa a Passo San Leonardo (1280 m) dal versante di Caramanico, anche se la quasi totale assenza di ve­getazione la rende molto dura nelle giornate più cal­de. La successiva, inebriante discesa su Pacentro co­stituisce comunque il miglior refrigerio. Altra tradizionale meta ciclistica è il valico della Forchetta (1270 m) che collega il chietino al comprensorio di Pe­scocostanzo, Rivisondoli e Roccaraso. Per chiudere con il Parco della Majella, la statale 263, che ne segna il confine orientale, da Bocca di Valle a Fara San Marti­no (23 km) non presenta salite tali da dover scorag­ giare i principianti che verranno ampiamente ripaga­ti dalla bontà dei luoghi. Ancora più pianeggiante è la vecchia strada che da Fossacesia risale la Valle del San­gro. Si arriva all'incantevole Lago di Bomba e a Villa Santa Maria, luogo di rinomata tradizione culinaria e, per chi se la sente, l'oasi naturale di Rosello con i suoi boschi è ad una dozzina di chilometri. Un grosso impulso, non solo al cicloturismo ma an­che all'uso della bicicletta come mezzo quotidiano di trasporto, verrà dato dalla costruenda Ciclopista Co­stiera che collegherà l'intera costa abruzzese (quasi 150 km) con un tracciato riservato esclusivamente alle biciclette. Si potrebbe continuare a lungo nell'elenco dei percorsi, ma in questa regione sono spesso le stra­de secondarie a consentire scoperte inaspettate anche ai più navigati esploratori su due ruote. Intraprende­tele quindi con fiducia, troverete paesi in pietra appe­na accennati sulle carte, gente accogliente e generose fonti d'acqua montana a premiare il vostro impegno. Discorso a parte merita senza dubbio, la pratica del mountain bike, che consente di poter attraversare stra­de sterrare, sentieri campestri e per i più coraggiosi, anche avventurose vie altomontane. Gli itinerari sono veramente tanti, adatti a tutte le capacità. Le aziende agrituristiche, sparse come sono sul territorio, costi­tuiscono senza dubbio degli ottimi punti di appoggio per le escursioni o anche per semplici passeggiate. È difficile citare particolari sentieri adatti per il moun­tain bike; molto spesso basta seguire le indicazioni de­gli itinerari di trekking, che si prestano ottimamente anche per la bicicletta di montagna.

Canoa, windsurf, torrentismo e vela
La presenza del mare, di numerosi fiumi, torrenti e la­ghi, costituisce un ottima base per la pratica degli sports acquatici. Il windsurf si può praticare, naturalmente, lungo le coste marine, dove esistono anche delle scuo­le che organizzano corsi. Anche i laghi sono comun­que vocati per la pratica del windsurf, soprattutto il lago di Campotosto, a 1400 metri di altitudine, rap­presenta un luogo d'elezione. La presenza costante di venti, l'ampiezza adeguata del lago, consentono di po­ter fare delle belle escursioni, con splendida vista sul gruppo del Gran Sasso. Ogni anno nel mese di giugno si svolge una gara nazionale di windsurf. In tutti gli al­tri laghi abruzzesi, si può praticare sia il windsurf che la canoa o il canottaggio. In particolare sono da cita­re: il lago di Barrea, di Scanno, di Bomba e di Casoli. Per gli appassionati di canoa sono anche disponibili di­versi corsi d'acqua, tra cui: il Tirino, l'Aterno-Pescara, il Sangro, il Vomano, il Tronto. Per gli appassionati di torrentismo non c'è che l'imbarazzo della scelta. Tra gli altri si può citare il torrente Salinello che scende tortuoso tra la montagna di Campli e la montagna dei Fiori, oppure l'Aventino, nel versante orientale della Majella. Per gli appassionati di vela, le coste abruzze­si offrono un sicuro approdo nei diversi porti turistici presenti. Senza dubbio il più importante ed il più at­trezzato, è il porto turistico di Pescara. Notevole è la tradizione marinara del porto turistico di Ortona che è anche il più antico porto della regione. Altri luoghi di attracco sono Giulianova e Vasto.

Sci da discesa. Ad esclusione dell'arco alpino, si può senza dubbio af­fermare che in Abruzzo è concentrata la maggior par­te delle stazioni sciistiche dell'Italia peninsulare. In to­tale sono operativi sedici centri di soggiorno invernale per la pratica dello sci da discesa. I centri più attrez­zati, con piste adatte alle più svariate capacità tecni­che, sono sicuramente Roccaraso e Campo Felice. In ogni gruppo montuoso è praticamente possibile scia­re da dicembre sino ad aprile. Campo Imperatore e Campo di Giove, sono le stazioni sciistiche più alte, dove la neve si mantiene sciabile anche a stagione avan­zata. A Passo Lanciano, sulla Majella, si può sciare con vista sul mare. In Abruzzo operano due consorzi che offrono lo ski pass unico: il consorzio "Tre nevi" (Cam­po Felice, Ovindoli e Campo Imperatore) e il consor­zio "Alto Sangro" (Roccaraso, Pescocostanzo e Pe­scasseroli). La conformazione orografica delle monta­gne abruzzesi non consente di poter avere le lunghe piste delle Alpi e tuttavia gli amanti della discesa pos­sono trovare piste di ottimo livello tecnico. 1 servizi, i corsi per principianti, la sicurezza, l'organizzazione, gli impianti, sono comunque paragonabili a quelli of­ferti dal carosello alpino. La neve è di buona qualità e numerose sono le stazioni dotate di impianti per la neve artificiale.
 
Sci da fondo
L'Appennino abruzzese è particolarmente ricco di al­tipiani, conche, valli altomontane, che d'inverno di­ventano il paradiso dei fondisti. LAbruzzo ha una vera vocazione per lo sci da fondo, una vocazione che è spie­gata dalla orografia del territorio, dal buon inneva­mento e dalla lunga permanenza dello strato nevoso. In relazione all'andamento stagionale, lo sci da fondo può essere praticato da dicembre sino ad aprile. Le pi­ste battute sono veramente tante e sicuramente da ci­tare è l'anello di Macchiarvana, nel comune di Opi, nel Parco Nazionale d'Abruzzo, un classico del fondismo abruzzese. Ottime e ben tenute sono le piste che si inoltrano nelle splendide faggete del parco, dove si può sciare anche nella Val Fondillo, vero santuario della natura, e in località Cicerana. Nel Parco Nazionale del Gran Sasso, si ha solo l'imbarazzo della scelta. A Cam­po Imperatore in ambiente severo e solenne, negli ampi spazi dell'altipiano, è possibile sciare negli anelli di Fonte Pietrattina, (20 Km) nel comune di Castel del Monte, e nel comune di Santo Stefano di Sessanio, in località Racollo, dove nell'omonimo rifugio è anche possibile dormire e mangiare. Interessanti sono anche le piste dei Tre Laghetti, della Fossa di Paganica, dei Piani di Fugno, dove però gli anelli non sempre sono tracciati. Nel versante settentrionale del Gran Sasso, si può sciare in località Rigopiano, nel comune di Fa­rindola, nelle piste della valle del Voltigno nel comu­ne di Villa Celiera ed ai Prati di Tivo, nel comune di Pietracamela, dove un breve ma tecnico percorso è sempre ben tenuto. Un altra classica dello sci nordico in Abruzzo è l'area sciistica di Campo Felice, nel co­mune di Lucoli, dove ottime piste si inoltrano nell'al­tipiano o si avventurano nelle boscose montagne cir­costanti. Campo Felice è nel cuore del Parco Regionale del Sirente-Velino, dove si può sciare anche nelle pi­ste di Ovindoli, in località Fonte Anatella, oppure nei Piani di Pezza, nel comune di Rocca di Mezzo. Altro luogo deputato alla pratica dello sci da fondo è il Bo­sco di Sant'Antonio, nel comune di Pescocostanzo. Qui nel mezzo di una delle foreste di faggio più belle di tut­to l'Appennino, Riserva regionale di protezione dal 1985, per gli alti valori naturalistici, si snodano splen­didi anelli battuti. Nei pressi delle piste da discesa di Roccaraso, c'è l'anello dell'Aremogna (10 Km), sem­pre ben tenuto e il recente anello di Roccapia. Brevi, ma piacevoli, sono gli anelli di Marsía, nel versante abruzzese dei monti Simbruini e di Passo Godi, nei pressi di Scanno.

Sci escursionistico e sci alpinismo
Chi non ama rimanere sulle piste da discesa o da fon­do, può scegliere di praticare lo sci alpinismo e lo sci escursionismo. Le centinaia di vette dell'Appennino abruzzese consentono di poter praticare lo sci alpini­smo potendo scegliere tra un numero enorme di pos­sibilità. Si va dallo sci estremo delle vette più impe­gnative, alle comode discese dei pendii meno ripidí. In ogni caso la scelta è sempre molto ampia e tale co­munque da soddisfare una vasta gamma di capacità tecniche individuali. Il periodo consigliato va da febbraio sino a maggio inoltrato. Importante è l'attrez­zatura che deve essere di buona qualità. Indispensabi­li sono: la piccozza, le pelli di foca, i ramponi. Le escur­sioni classiche sono: il canalone Maiori nel versante nord del Sirente, lungo ed ampio canalone, spesso ghiacciato; la direttissima del Monte Amaro, Lama Bianca e monte Rapina, sulla Majella, dove è possibi­le fare anche la traversata alta, un itinerario di due giorni con possibilità di dormire nel rifugio di monte Amaro; la traversata alta del Corno Grande, il versan­te sud del monte Camicia ed il monte Tremoggia sul gruppo del Gran Sasso. Numerose sono le escursioni possibili in tutti gli altri gruppi montuosi della regio­ne, per maggiori informazioni è bene rivolgersi alle se­zioni del Club Alpino che ogni anno organizzano cor­si per principianti.Inutile dire che si raccomanda la massima attenzione, spesso i luoghi sono molto ven­tosi, le condizioni della neve e del tempo possono cam­biare in breve tempo. È bene informarsi sempre pri­ma sui percorsi e sulle condizioni della neve. Lo sci escursionismo è una disciplina che rappresen­ta una via di mezzo tra lo sci da fondo e lo sci alpini­stico. L'escursionista, in relazione alle proprie capa­cità, può affrontare numerose vie di sci alpinismo, almeno nei tratti meno ripidi, oppure nella massima libertà, scegliere percorsi ondulati, inoltrarsi nelle val­li più nascoste, percorrere solitari altipiani o raggiun­gere le vette meno irte. In questo senso l'Abruzzo è la patria ideale dello sci escursionismo: le escursioni sono praticamente infinite; i rilievi montuosi hanno spesso un andamento dolce ed un tratto modellato. I percor­si di sci escursionismo permettono una totale immer­sione nella natura e garantiscono un pieno senso di li­bertà, ma vanno affrontati nella massima sicurezza, poiché i severi ambienti altomontani possono diven­tare pericolosi per improvvisi cambiamenti di tempo e per la difficoltà di orientamento. Le vie classiche del­lo sci escursionismo sono: la valle del Chiarino, il giro del Puzzillo, la valle di Chiarano, il giro del Voltigno e di monte Cappucciata, la traversata di Femmina Mor­ta, il Fosso di Fioio, la valle della Dogana, il giro del lago di Rascino e cento altre ancora. Anche in questo caso bisogna studiare bene i percorsi che attraversano aree solitarie e selvagge, di grande fascino e bellezza. L’equiturismo è sicuramente uno dei modi migliori per conoscere la campagna e la natura. In Abruzzo, la regione dei parchi e delle aree protette, ma anche con una splendida area collinare, la pratica del turismo a cavallo trova condizioni ideali. Oltre ai trekking a ca­vallo, è possibile praticare anche l'endurance, il trec, il cross-country, la gimkana. Numerosi sono i percor­si possibili; tutti mettono in risalto l'incontaminata bellezza paesaggistica, i tesori di arte nascosta, l'otti­ma gastronomia. AI momento esistono, in Abruzzo, cinque ippovie che fanno parte di un progetto ambi­zioso che tende a creare un mosaico di itinerari tabel­lati in tutta la regione. Un turismo equestre di qualità, dunque, dove accanto alle numerose e variegate pro­poste di itinerari, si tende a sviluppare una parallela rete di servizi. Le cinque ippovie fanno capo tutte a Sulmona, che oltre ad essere una interessante città d'arte, è anche situata al centro geografico dell'Abruzzo. Le ippovie sono: la via del mare (3 giorni - da Città San Angelo a Nocciano - da Nocciano a Popoli e da Popoli a Sulmona); la via di Campo Imperatore (3 giorni - da Tossicia a Fonte Vetica, da Fonte Vetica a Collepietro e da Collepietro a Sulmona); la via dell'Altipiano delle Rocche (3 giorni - da Tornimparte a Rocca di Mezzo, da Rocca di Mezzo a Collepietro e da Collepietro a Sul­mona); la via del Tratturo (2 giorni - da Staffoli in Mo­lise a Rivisondoli, da Rivisondoli a Sulmona); la via del­la Majella (3 giorni - da Mozzagrogna a Fara San Mar­tino, da Fara San Martino a Rivisondoli e da Rivison­doli a Sulmona). Naturalmente ogni appassionato di equiturismo potrà scegliere parte di questi percorsi o numerosi itinera­ri alternativi, anche di breve durata. Gli appassionati di endurance possono partecipare alla gara nazionale che si svolge ogni anno, ai primi di agosto sul magico altipiano di Campo Imperatore.

Osservazione naturalistica e birdwatching
Ormai è molto raro poter avvistare animali selvatici, per la feroce persecuzione a cui sono stati sottoposti soprattutto nell'ultimo secolo. I luoghi dove poter am­mirare gli animali allo stato naturale e quindi liberi, sono dunque a ben ragione, dei veri santuari della na­tura. In Abruzzo gli appassionati dell'osservazione na­turalistica, armati di binocolo o di macchina fotogra­fica, possono trovare splendide aree di notevole inte­resse faunistico. Il Parco Nazionale d'Abruzzo è sicuramente il luogo di elezione, dove con un po' di fortuna e molta pazienza, è possibile avvistare il lupo, l'orso, il cervo, il camo­scio, l'aquila reale. Tuttavia anche negli altri parchi abruzzesi, anche se con minore frequenza, è possibile avvistare la maggior parte degli animali citati. Tutta­via esistono delle aree protette, gestite da cooperative ecoturistiche, dove è abbastanza facile dedicarsi alla osservazione naturalistica e al birdwatching. Nota in tutta Europa, per la grande capacità dimostrata nella protezione attiva della natura, è sicuramente l'Oasi del WWF del Lago di Penne, gestita dalla cooperativa Co­gecstre. Nell'oasi è possibile ammirare la rarissima lon­tra, mustelide in grave pericolo di estinzione: ma an­che l'airone cinerino, l'anatra, la garzetta, la nitticora, la folaga, la pittima reale, la gallinella d'acqua, lo svas­so maggiore, l'alzavola e il germano reale. I percorsi naturalistici, sono completati dalla visita ad un orto botanico, al centro recupero rapaci e tutti sono at­trezzati per la visita dei disabili e dei non vedenti. Al­tra oasi di notevole interesse naturalistico, è quella di Serranella, molto interessante per il birdwatching per la grande varietà di uccelli acquatici nidificanti e mi­gratori. Per l'osservazione dell'avifauna e dell'ittiofauna, sono da consigliare anche la Riserva del fiume Orte, delle Sorgenti del Pescara e della valle del Sagittario, tutte gestite dalla cooperativa Daphne. Con una visita alla Riserva Integrale dell'Orfento, nel Parco Nazionale del­la Majella, potrete ammirare il cervo, il capriolo, la sa­lamandra dagli occhiali ed il raro lupo appenninico, nonché una ricchissima avifauna. Per osservare i ca­mosci da vicino, oltre alla notissima Camosciara, è pos­sibile visitare le cascate del Vitello d'Oro, nel vallone d'Angri, nel comune di Farindola. Molto interessante è anche una visita all'oasi di Lama Bianca, nel versan­te orientale della Majella, nel cuore del Parco Nazio­nale. La riserva è gestita dalla cooperativa "Majella", che cura l'orto botanico annesso al centro visite, l'o­stello con 60 posti letto e le visite guidate. Nella riser­va è possibile avvistare il camoscio, il capriolo e nu­merose specie di rapaci, tra cui l'Aquila reale.

La scienza del Miracolo - Lanciano (CH)
La città di Lanciano, da oltre dodici secoli, conserva il primo Miracolo Eucaristico riconosciuto dalla Chiesa Cattolica. Lo straordinario prodigio avvenne nel VII secolo d.C. nella chiesa di San Legonziano per il dub­bio di un monaco basiliano sulla presenza reale di Gesù Cristo nel Sacramento. Durante la celebrazione della messa, il monaco si trovò dinanzi alla trasformazione dell'ostia in carne viva e del vino in sangue vivo, che si raggrumò in cinque glo­buli diversi per forma e grandezza. Alle varie ricognizioni ecclesiastiche sulla veridicità del miracolo hanno fatto seguito le analisi scientifiche compiute da luminari del campo. I risultati corredati anche da fotografie al microscopio, dimostrano che la carne è vera carne e che il sangue è vero sangue, ap­partengono alla specie umana ed entrambi hanno lo stesso gruppo sanguigno. UOstia-Carne di colore bru­no ha le dimensioni dell'ostia grande attualmente in uso nella Chiesa latina ed è custodita in un prezioso ostensorio d'argento di scuola napoletana. II Sangue coagulato è di colore giallo ocra ed è contenuto in un'antica ampolla di cristallo di Rocca. Il Miracolo Eu­caristico è oggi conservato presso la chiesa di San Fran­cesco edificata nel XIII secolo e che ha subito trasfor­n)azioni barocche nel `700. II complesso del Santuario è attrezzato a ricevere pellegrini portatori di handicap. Come raggiungere il Santuario: A14 uscita Lanciano, seguire le indicazioni che portano alla città e di qui la segnaletica per giungere al Santuario.
 
"Folli di Maria" - Casalbordino (CH)
Il fervore religioso legato al culto del Santuario della Madonna dei Miracoli presso Casalbordino, colpì an­che il genio di D'Annunzio che ne descrisse il fanati­smo e la religiosità, non sempre autentica, nel romanzo " Il trionfo della morte'. Il Santuario trae la sua origi­ne dall'apparizione della Beata Vergine Maria, a un fe­dele di un paese limitrofo avvenuta l'l1 giugno 1576. La mattina di quel giorno il fedele si era recato presso il suo podere per accertare i danni procurati da una tempesta che si era abbattuta su tutto il territorio di Casalbordino il giorno precedente. Giunto sul luogo dove oggi sorge il Santuario, udì suonare in paese la campana che annunziava la consacrazione della San­ta Messa, come era usanza nelle nostre chiese fino a qualche decennio fa. II fedele s'inginocchiò con animo penitente adorando il Signore presente nell'Eucare­stia. Contemporaneamente apparve la Vergine e una luce viva avvolse tutto il bosco bagnato dalla pioggia. La Vergine parlò all'uomo indicando nel peccato degli uomini la causa della violenta grandinata del giorno precedente e gli affidò il messaggio da riferire al par­roco di Pollutri affinchè predicasse la santificazione dei giorni festivi, dimenticata dai parrocchiani impe­gnati nel lavoro dei campi. Inoltre lo rassicurò che il suo campo non aveva subito alcun danno. In quello stesso anno venne realizzata una cappella sul luogo dell'apparizione. Oggi la cappella si presenta come un grande e accogliente tempio di culto costruito dai mo­naci benedettini nel XX secolo. 1 festeggiamenti della Madonna dei Miracoli si celebrano dal 9 al 15 giugno con cortei di penitenti e canti religiosi. Come raggiungere il Santuario: A14 uscita casello Va­sto Nord-Casalbordino, imboccando la statale che por­ta al paese. Per giungere al Santuario seguire la se­gnaletica.
 
La sorgente prodigiosa - Pescosansonesco (PE) Sotto una roccia, con una fonte miracolosa, sorge il Santuario del Beato Nunzio Sulprizio. Egli nacque a Pescosansonesco ai primi dell'800 da una modesta fa­miglia. Rimasto orfano visse la sua infanzia presso la nonna materna che, benché analfabeta, lo educò alla preghiera e alle buone azioni. Alla morte di quest'ul­tima fu costretto ad andare a vivere da uno zio fabbro violento e alcolizzato che lo maltrattava. Abbandona­to completamente a se stesso, il ragazzo si ritirò poco fuori dall'abitato del paese presso una grande rupe di colore rossastro dalla quale sorgeva acqua limpida e fresca. Qui Nunzio lavava una brutta ferita alla cavi­glia che era diventata una piaga. Dopo un ricovero al­l'ospedale dell'Aquila, uno zio soldato lo portò con sé a Napoli dove un altro ufficiale lo prese a cuore e lo ac­colse in casa sua. Il giovane morì di carie ossea all'età di diciannove anni circondato dall'amore di tanti fe­deli napoletani che lo chiamavano "lu santiarello nuo­stro". Fu allestita per lui una camera ardente nel Ma­schio Angioino. Si racconta che dopo la sua morte ci furono delle apparizioni durante le quali il Venerabile parlò e diffuse un prodigioso profumo proveniente dal­la sua piaga. Giovanni XXIII emanò un decreto che lo designava il futuro protettore degli operai e nel 1963, Papa Paolo VI lo beatificò. Negli ultimi anni il San­tuario è stato ampliato per contenere la moltitudine di pellegrini che va a rendere omaggio alle sacre spo­glie del Beato. I festeggíamenti in onore del Beato Nun­zio si celebrano il 5 maggio. Come raggiungere il San­tuario: A25 uscita Casauria-Torre de Passeri. Seguire le indicazioni Pescosansonesco e di qui la segnaletica che indica l'ubicazione del Santuario.
 
La veronica di Cristo - Manoppello (PE)
II santuario del Volto Santo di Manoppello, dopo qua­si cinque secoli è ancora luogo di culto per centinaia di migliaia di fedeli. La leggenda racconta che un An­gelo in veste di pellegrino, consegnò nel 1506, un pic­colo involto al dottor Giacomo Antonio Leonello con la viva raccomandazione di tenere cara quella devo­zione che a tutti avrebbe portato pace e benessere spi­rituale e materiale. Nell'aprire l'involto l'uomo si trovò di fronte all'immagine dolorante di Gesù impresso su un velo quasi inconsistente. Il Velo è oggi collocato tra due vetri, l'immagine è perfettamente visibile nel re­tro e nel verso con colori che si possono individuare solo da una certa angolatura e l'espressione della fi­gura in esso rappresentata non è riproducibile da mano dell'uomo, quasi si trattasse di una vera e propria ap­parizione. Infatti l'espressione del volto rivela un'in­tensità profondamente umana e misteriosamente di­vina. Nel 1718 Papa Clemente XI concesse l'indulgenza plenaria a tutti i pellegrini che si recavano a visitare il Santuario. Il Santuario è attualmente gestito dai Fra­ti Minori 'Cappuccini con l'annessa casa del Pellegrino. I festeggiamenti al Volto Santo si celebrano la se­conda domenica di maggio.
Come raggiungere il Santuario: A25 uscita Alanno­Scafa, seguire indicazioni per Manoppello e di qui la segnaletica che porta al Santuario.
 
La scala del perdono divino - Campli (TE)
Il privilegio della Scala Santa alla città di Campli fu at­tribuito da Papa Clemente XIV nel 1772 grazie all'in­termediazione dell'avvocato Gianpalma Palma. La sca­la è costituita da 28 gradini in legno di quercia da sa­lire pregando in ginocchio; dopo tale penitenza, il fe­dele riceve l'assoluzione dai propri peccati e in alcuni giorni dell'anno persino l'indulgenza plenaria con lo stesso valore di quella che si ottiene presso la Scala Santa di Roma. Lungo le pareti tele del XVIII sec. che rappresentano i momenti più significativi della Pas­sione di Gesù. In cima alla Scala si trova il Santa Sanc­torum con l'altare e la tela del Salvatore che libera il devoto dai peccati e gli affreschi a grandezza naturale di Papa Clemente e di Sant'Elena. A questo punto, il credente purificato nella sua anima può ridiscendere la Scala a piedi, accompagnato dalle gioiose scene del­la Resurrezione. Quello della Scala Santa è un rito re­ligioso molto impor- tante. Secondo la tradizione, pri­va di fondamento storico, fu Gesù che salendo e scendendo dal pretorio di Pilato consacrò la pietra dei gradini con il suo sangue. Come raggiungere Campli: Autostrada per Teramo (A24 da Roma o A14 da Pescara ) Seguire la statale 81 per Campli.
 
Sulla strada di S. Francesco - Isola del Gran Sasso (TE) San Gabriele dell'Addolorata (Francesco Possenti) è uno dei Santi più popolari del mondo. Il suo Santuario si­tuato ai piedi del Gran Sasso, è visitato ogni anno da due milioni di pellegrini. Francesco nato ad Assisi nel 1838, rimase orfano di madre e si trasferì con la famiglia a Spoleto (PG). Qui vi trascorse la sua spensierata adole­scenza frequentando la scuola con ottimo profitto pur non trascurando i suoi doveri cristiani. Fu durante una processione della Sacra Icona di Spoleto che raccolse l'invito della Madonna a prendere i voti. Nel settembre del 1856 entrò nel noviziato dei Passíonisti di Morro­valle (MC) cambiando il nome in Gabriele dell'Addolo­rata, in onore della Madonna. Trascorse gli ultimi anni nel conventino di Isola del Gran Sasso dove morì di tu­bercolosi a soli 24 anni. Condusse una vita semplice fat­ta di preghiere, meditazione e di opere di bene. Nel 1892, quando vennero esumate le sue spoglie, cominciarono a verificarsi i primi prodigi. Venne dichiarato Beato da Pio X e proclamato Santo da Benedetto XV nel 1920. Sei anni più tardi divenne compatrono della gioventù cat­tolica italiana e Giovanni XXIII lo dichiarò patrono d'A­bruzzo. Il Santuario di San Gabriele fu costruito sui re­sti di un antico complesso conventuale fondato nel 1216 in seguito ad una visita di San Francesco d'Assisi. 1 fe­steggiamenti in onore del Santo si celebrano il 27 feb­braio con una festa liturgica e l'ultima domenica d'a­gosto con una festa popolare.
Come raggiungere il Santuario: A24 uscita San Ga­briele seguire poi le indicazioni.
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