Natura - Rocco e mirtillo consigliano

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Natura

Amo l'Abruzzo

1. Abruzzo è la terra dei parchi, caratterizzata dalla pre­senza di tre parchi nazionali e di un parco regionale, decine tra riserve statali e regionali, che insieme co­stituiscono un formidabile patrimonio naturalistico di interesse europeo. La regione ha una forte vocazione ambientale poiché il suo territorio, costituito per i 2/3 da montagne e per la parte restante, da colline, ha sa­puto mantenere per grandi tratti un ambiente ancora integro. Soprattutto nelle aree montane la natura è piena protagonista dello spazio.

LA MONTAGNA
La catena appenninica abruzzese è costituita da una serie di sub-catene minori, collegate da valli o lunghe e orride incisioni del territorio, spesso di origine ero­siva. Tra queste citiamo la Valle del Sagittario, la valle di San Venanzio, la valle Sube­quana, la valle Roveto, tutte percorribili con spettacolari e tortuose strade. Un'altra tipologia è costituita dai valloni altomontani, celebri sono quelli della Majella; spesso sono dei veri e propri canyons di origine glaciale dall'incommensu­rabile valore naturalistico. Tra i maggiori citiamo: l'Or­fento, Santo Spirito, Selvaromana, Femmina Morta, Taranta Peligna, (tutte sulla Majella). Sugli altri mas­sicci montuosi sono da citare: il vallone d'Angri, la val­le del Voltigno e la valle del Chiarino, sul Gran Sasso; le gole del Salinello sui Monti Gemelli, le gole di Ce­lano sul massiccio del Sirente-Velino; la Val Fondillo nel Parco Nazionale d'Abruzzo; la valle di Chiarano, nella riserva di Feudo Intramonti. Lambiente di que­sti valloni è selvaggio, spesso inaccessibile, ricco di or­ridi, grotte, balze, dirupi e massi erratici non di rado di dimensioni ciclopiche. A questi tratti aspri e spet­tacolari spesso si alternano intense e selvagge foreste, dove si ascolta lo scorrere dei torrenti ed il canto de­gli uccelli, oppure si aprono verdi prati e piccole ra­dure che a volte conducono ad inaspettate praterie d'al­titudine.
Gli ambienti rupestri, le vette, costituiscono un am­pio mosaico assai variegato di profili alpestri, con una orografia molto complessa ed articolata. Si pensi che solo sulla Majella, si contano circa sessanta vette. Il tratto distintivo è il pendio dolce, le forme modellate, il profilo arrotondato. Sovente le vette assumono un sapore alpino: il versante orientale del Gran Sasso, la Camosciara, il versante orientale del Sirente. Qui im­ponenti pareti rocciose verticali offrono visioni di ca­rattere dolomitico.
Talvolta si tratta di guglie, pinnacoli, monoliti, che si elevano con forme bizzarre dai fianchi tormentati del­le montagne; oppure si alzano lunghe pareti irte, caratterizzate dalla roccia pura. Nelle aree alpestri ab­bondano i circhi glaciali, le doline, i nevai.
Nel gruppo del Gran Sasso, a circa 2700 metri di alti­tudine, resiste ancora l'unico ghiacciaio di tutta la ca­tena appenninica: il ghiacciaio del Calderone, il più meridionale d'Europa, che assume un enorme valore scientifico nell'ambito degli studi sulle variazioni cli­matiche.
LA FLORA
Estesi castagneti si trovano solo nei monti del Cicola­no e nei monti Carseolani, anche se non mancano pre­senze discrete anche in altre aree montane, come nei monti della Laga. Non sono rari poi, fruttiferi selvati­ci, arbusti di rosa canina, di biancospino, di nocciolo, di more, di evonimo europeo e prugnolo. Nel sottobo­sco spesso si trovano estese colonie di fragoline, op­pure più radi piccoli arbusti di lamponi e ribes. Anco­ra più rari sono i mirtilli. I boschi di conifere sono presenti in aree molto circoscritte e comunque non sono mai predominanti. Da citare è il pino nero pre­sente originariamente solo nei pressi di Villetta Bar­rea ed oggi utilizzato in estesi rimboschimenti come pianta pioniera. Maestosi esemplari di abete bianco si trovano soprattutto nei monti della Laga, ma anche in alcune aree del Gran Sasso e della Majella. Il pino d'A­leppo è stato rinvenuto nel versante orientale della Majella, mentre degna di nota è l'abetina dell'Oasi di Rosello. Rari, ma presenti ovunque sono l'agrifoglio, il tasso ed il larice.
Pescara, del fiume Orte, di Zompo lo Schioppo. Nel complesso siamo di fronte ad un formidabile esempio di protezione della natura che merita di essere cono­sciuto da vicino. Le stagioni migliori per visitare i par­chi sono la primavera e l'autunno, per godere delle splendide fioriture o delle bellissime note cromatiche delle foreste miste di piante caducifoglie. In queste sta­gioni è anche più facile avvistare gli animali. Anche l'inverno riserva paesaggi incantati che spesso nel­l'immaginario collettivo si pensa dover trovare solo sulle Alpi o nei paesi nordici. In inverno sono poi pos­sibili lunghe e varie passeggiate con gli sci da fondo nei luoghi più belli dei parchi. L'estate è adatta per escursioni a piedi, per godere delle ultime fioriture, per assaporare il fresco tepore dei boschi. I paesaggi più belli si osservano nei mesi di settembre, ottobre e novembre, quando il cielo è spesso terso. Nei parchi, ma anche sulle altre montagne, bisogna ricordare al­cune semplici regole: non tormentare o incidere gli al­beri; non accendere fuochi per evitare il costante pe­ricolo di incendi; noti fare rumori inutili, si perde così la possibilità di avvistare animali; non raccogliere fio­ri e frutti, spesso sono rari e preziosi: si ricorda a pro­posito che è possibile raccogliere solo limitate quan­tità di funghi e frutti di bosco, è bene comunque chiedere ai centri di informazione dei parchi; non attraversare con automobili i boschi o le pra­terie; non lasciare traccia del­la vostra presenza, lasciando ri­fiuti o scritte. Rispettare queste semplici regole garantirà a tutti la possibilità di godere le bellezze naturali in pie­na armonia e serenità.
Spesso sono stati i contadini a piantare soprattutto querce o siepi di biancospino, per delimitare i confini dei campi. Non di rado si trovano piccoli tratti anche nei giardini degli antichi casolari, di piante di cipres­so, pino romano e pino marittimo. Viaggiare tra le col­ line, soprattutto nelle strade interne, poco frequenta­te, o fare lunghe passeggiate tra campi, quasi mai in­tensamente coltivati, è una esperienza sicuramente in­teressante e nuova. Il fascino della campagna sorpresa nel suo luogo più vero, sorprenderà anche l'appassio­nato di montagna o del mare, comunque sempre vici­ni e spesso raggiungibili in pochi minuti. La campa­gna abruzzese è ancora ecologicamente non compro­messa, a parte alcune eccezioni. La prova è data dalla innumerevole presenza delle lucciole che nelle notti di giugno volano a migliaia, come tante piccole stelle intermittenti, o dai campi di grano dove ancora cre­scono il papavero ed il fiordaliso. Di sovente si trova­no alberi quasi dimenticati, come il sorbo domestico, il giuggiolo, il moro, il gelso e molte varietà di antichi fruttiferi. Tra i vecchi gelseti, correva un trempo la via della seta, quasi parallela alla montana via della lana. Ogni collina nasconde, oppure mostra un'altra valle, un'altra collina, un borgo, un casale. Di­verse sono le oasi e le riserve na­turali, dove la natura è protetta. II bosco di don Venanzio, lungo il fiume Sinello, è un relitto dei grandi boschi che coprivano nel medioevo tutta la regione. Le al­tre aree protette sono: l'oasi di Serranella, l'oasi del lago di Pen­ne, la riserva dei calanchi di Atri, il parco territoriale attrezzato di Città Sant'Angelo, le sorgenti sulfuree del Lavino. Le stagioni migliori per visitarle, sono sicu­ramente la primavera, l'autun­no e l'estate.
LAppennino centrale ha un aspetto molto variegato, tale da non fargli perdere i connotati tipici della gran­de catena peninsulare: con una orografia morbida, ar­rotondata e modellata, ma anche con vette dal tipico sapore alpino, con pareti rocciose, creste affilate, gu­glie, fianchi dirupati e circhi glaciali. Le emergenze sono imponenti ed hanno una estensione con anda­mento nord-ovest, sud est. Le grandi valli dell'Appen­nino abruzzese conferiscono al paesaggio una marca­ta spazialità, con ampie visioni anche da quote relativamente basse. Tale sensazione di ampiezza vie­ne rafforzata dalla presenza di vasti altipiani erbosi e conche carsiche. Numerose sono le vette che supera­no abbondantemente i 2000 metri e tra queste le mag­giori sono: Corno Grande 2914 m, Monte Amaro 2795 m, Corno Piccolo 2655 m, Monte Gorzano 2458 m, Monte Velino 2487 m, Monte Sirente 2348 m.
Altra caratteristica dell'Appennino abruz­zese è la presenza di numerosi altipiani erbosi, quasi sem­pre utilizzati come aree pascolive, soprattutto nel pas­sato. Gli altipiani maggiori sono quelli di Campo Im­peratore, delle Rocche, delle Cinquemiglia. Qui le tradizionali e millenarie attività agropastorali, hanno soppiantato gli originari boschi, e pertanto il paesag­gio è essenziale, erboso, con spettacolari fioriture pri­maverili. Vi sono, poi, altri altipiani dal carattere mol­to variegato, ora ondulati e boscosi (monti Nuria, monti Simbruini-Ernici) ora di nuovo piatti ed erbosi, di so­vente arricchiti da piccoli laghetti altomontani.
Le aree montane abruzzesi sono sempre state al cen­tro dell'attenzione di numerosi studi botanici, per la grande varietà e ric­chezza della flora. Ciò è dovuto alla po­sizione geografica della regione, che ad una latitudine mol­to più meridionale dell'arco alpino, ha le stesse caratteristi­che climatiche al di sopra dei duemila metri di altitudine. Allo stesso tempo la relativa vicinanza con il mare e di conseguenza l'in­flusso climatico mediterraneo, hanno determinato l'ac­climatazione anche a quote significative, di specie pro­prie dell'areale mediterraneo. Non mancano poi, interessanti endemismi, che arricchiscono ulterior­mente la composizione botanica. Il risultato è sor­prendente, con incredibili commistioni di specie ori­ginarie di climi diversi. In alcuni casi è possibile trovare nell'arco di pochi chilometri, risalendo la fascia alti­metrica, piante che appartengono ad estremi climati­ci del tutto differenti. Nella fascia botanica d'altitudine, sopra i duemila me­tri, si trovano le piante più interessanti da un punto di vista scientifico. Piante frugali e resistenti riescono a sopravvivere anche al di sopra dei 2500 metri, tra cui: il genepì appenninico, la sassifraga, l'arabetta alpina, l'achillea nana, l'armeria magellense, la viola di Eu­genia, la carice ferruginea, la festuca rossa, il timo ser­pillo. Sono queste piante pioniere che riescono cioè a vivere ed a colonizzare i duri ambienti altomontani. Tra le aride brecciaie dei canaloni, o nei vadi montani, vegeta lo splendido papavero alpino a fiori gialli, ros­si o arancioni. La nigritella, piccola e rarissima orchi­dea, vive a quote piuttosto elevate. Le praterie di alta quota sono caratterizzate dalla presenza della festuca violacea, del trifoglio pratense, della poa e dell'avena. Tra queste piante erbacee non è raro incontrare splen­dide fioriture di ra­nuncoli gialli, viole di diversi colori, genzianelle o gen­ziana dinarica, cam­panule. Molte di queste piante sono relitti dell'epoca gla­ciale di notevole va­lore scientifico. Particolarmente in­teressanti, in questo senso, sono: l'astra­galo peloso, la silene acaule, la crepide pigmea, l'ado­ne distorto, la linaria pallida. Tra le piante, a simili al­titudini, si trovano solo essenze nane, con andamento prostrato, come ad esempio il rarissimo salice erbaceo o arbor minima, che si erge dal suolo solo un paio di centimetri ed il salice ermellino, più alto e largo, che a volte forma tappeti anche abbastanza estesi, visibili anche a distanza. Un'altra pianta che raggiunge quo­te considerevoli è il ginepro nano, anch'esso a carat­tere prostato e con la tendenza a formare tappeti. Sul­la Majella, vegeta l'affascinante pino mugo che forma estese mughete di grande interesse botanico e pae­saggistico. Il pino mugo è anch'esso una pianta nana, alta non più di un metro e mezzo ed è una vera rarità botanica. Ad altitudini estreme vivono le driadi, pic­coli arbusti con belle roselline bianche. I:uva ursina con le sue caratteristiche bacche rosse, il mirtillo nano, ed una grande varietà di licheni, tra cui il lichene islan­dese, riscontrabile particolarmente sulla Majella, ed il lichene geografico, arricchiscono, insieme a numero­se altre varietà di erbe e di fiori che sarebbe troppo lun­go citare, l'ambiente delle alte quote. Ad altitudini mi­nori fioriscono tra le estese praterie od ai margini dei boschi, estesi tappeti di scille, viole, orchidee, genzia­ne, crochi, soldanelle, primule e anemoni. Non di rado si incontrano l'aquilegia, il giglio rosso, il tasso bar­basso, la carlina, il cardo mariano. Il giglio martago­ne ed il ciclamino crescono preferibilmente nelle fo­reste meno fitte di faggio e di quercia. Una vera rarità è la scarpetta di venere, una bellissima orchidea pre­sente solo in poche altre aree montane europee. A quo­te elevate, soprattutto sul Gran Sasso, è possibile tro­vare la famosa stella alpina, che fiorisce nei mesi di luglio ed agosto. Notevole anche la presenza di erbe officinali, come: il timo, la santoreggia, la melissa, la menta, la salvia sclarea, l'issopo, il marrubio, solo per citarne alcune.

Boschi e foreste

L'albero che caratterizza fortemente l'Appennino e non solo quello abruzzese, è sicuramente il faggio. Parti­colarmente estese e belle sono le foreste di faggio del Parco Nazionale d'Abruzzo, del versante orientale del Sirente, dei monti Simbruini e Carseolani. In ogni caso si può dire che in tutti i gruppi montuosi abruzzesi predomina, a quote medio alte, il faggio. Particolar­mente affascinanti sono le foreste di faggio, nei mesi ottobre e novembre, per il particolare tono rosso bron­zato che assumono le foglie. Esemplari plurisecolari di notevoli dimensioni si trovano nel Parco d'Abruz­zo. Un'altra pianta sicuramente caratteristica del pae­saggio abruzzese è la quercia, presente con diverse spe­cie, tra cui: la farnia, la roverella, il rovere, il cerro. In alcune particolari condizioni di esposizione, è possi­bile trovare anche significative colonie di leccio, l'u­nica quercia sempreverde e pianta tipicamente medi­terranea. Il leccio è presente nei monti Simbruini­Ernici, nel versante meridionale del Gran Sasso, sui monti della Laga ed in particolar modo nei prospicienti monti Gemelli. In luoghi particolarmente freschi si possono ammirare rarissime stazioni naturali di be­tulla, relitto delle antiche ere glaciali. Citiamo ad esem­pio le betulle dei suggestivi piani di Cascina, nel grup­po del Nuria, oppure nei monti della Laga o del Parco d'Abruzzo. Accanto a queste piante predominanti o particolarmente rare, vegetano decine e decine di al­tre specie. Particolarmente attraenti in autunno, sono gli aceri, con le loro foglie, che assumono tinte che vanno dal rosso scarlatto, al rosso acceso, all'arancio­ne, al giallo. Praticamente ogni genere di acero è pre­sente, come: l'acero montano, l'acero campestre, l'a­cero opalo, l'acero platanoides. Tra le altre specie citiamo: il pioppo tremolo, il pioppo bianco, il frassi­no, il sorbo montano ed il sorbo degli uccellatori, par­ticolarmente attraenti in autunno con le loro bacche rosse, 1'orniello, il car­pino nero, il tiglio e il maggiociondolo.

LA FAUNA

In Abruzzo è conservata una delle più importanti e pre­ziose dotazioni di fauna dell'intero continente euro­peo e non ci riferiamo solo al Parco Nazionale d'A­bruzzo, ma anche alle altre aree montane. La più importante colonia di lupi staziona sulle montagne del monte Marsicano, ma anche sulla Majella, sul Gran Sasso e sul Sirente. L'orso marsicano vive prevalente­mente nel Parco d'Abruzzo, ma tracce lasciate dal plan­tigrado sono state rinvenute anche su altri massicci montuosi.
II camoscio abruzzese con il suo bello ed inconfondi­bile mantello, vive ormai, dopo le recenti reintrodu­zioni, anche sul Gran Sasso e la Majella. La Camosciara, rimane comunque il regno incontrastato di questo sim­patico ungulato. Soprattutto nel Parco d'Abruzzo, vero scrigno di tesori faunistici, ma anche sulle altre montagne, vivono protetti al­tri animali come: il cervo, il caprio­lo, il cinghiale, la volpe, la lepre, lo scoiattolo, il ghiro, il tasso, la donnola, la faina, e l'arvicola delle nevi. La ra­rissima lince vive ancora nei folti bo­schi di faggio del Parco d'Abruzzo. Nel­la valle dell'Orfento è ancora possibile trovare la lontra, che è allevata per motivi di studio nell'oasi WWF del lago di Penne. Molto consistente è la presenza dell'avifauna con la presenza dell'aquila reale, del falco pellegrino, del falco lanalaiolo, del­la coturnice, della poiana, del picchio muraiolo.
Frequenti sono anche il codirossone, lo spioncello, il sordone, il culbianco, il piviere tortolino, il gracchio corallino, il gracchio alpino, solo per citare i più im­portanti. La recente costituzione dei nuovi parchi na­zionali, darà sicuramente un ulteriore impulso alla mag­giore diffusione di animali altrove scomparsi o minacciati, in modo tale da rendere l'Abruzzo un'oasi di grande importanza per la protezione della fauna. Un avvertimento è d'obbligo: gli animali vivono quasi sem­pre in luoghi remoti, spesso di difficile accesso e mol­ti di loro si muovono soprattutto durante le ore not­turne. Quindi per poterli osservare allo stato libero, bisogna armarsi di pazienza e di volontà. Non basta cioè andare in un parco, magari in macchina, per poter av­vistare animali, che svolgono la loro vita secondo i rit­mi naturali, spesso lontano dagli occhi indiscreti del­l'uomo. In ogni caso le ore migliori per osservare molti animali, sono quelle del tramonto o del primo mattino ed è bene affidarsi a guide esperte che conoscono i po­sti di avvistamento migliori e le loro abitudini.

I PARCHI

Come detto, l'Abruzzo è la regione delle aree protette con circa il 30% del territorio sottoposto a protezione naturalistica. Oltre allo storico Parco Nazionale d'A­bruzzo, la regione vanta la presenza del Parco Nazio­nale del Gran Sasso-Monti della Laga ed il Parco Na­zionale della Majella-Morrone. A completare il quadro naturalistico della regione, è il Parco Regionale del Si­rente-Velino. All'esterno dei confini dei parchi, in ter­ritori spesso limitrofi, si contano numerose riserve sta­tali e regionali ed oasi di protezione del WWF e della Lega Ambiente. Citiamo ad esempio la Riserva Stata­le di Feudo Intramonti, la Riserva Regionale dell'Oasi di Penne, della valle del Sagittario, delle sorgenti del
LE COLLINE.
La parte orientale della regione è caratterizzata dalla presenza di una ininterrotta e lunga fascia collinare, di notevole interesse paesaggistico. Le grandi bastio­nate montuose ad ovest ed il mare ad est, delimitano l'area collinare, così che questa sem­bra quasi sospesa tra il mare e le incombenti montagne. Le colli­ne abruzzesi sono poco cono­sciute, eppure racchiudono un insieme di interessi assai varie­gati. Il paesaggio è stato intera­mente modellato dal lavoro del­l'uomo per lo sfruttamento agri­colo di terre molto vocate alla produzione di olio e vino. Il paesaggio è infatti caratterizzato dalla presenza di estesi oliveti e vigneti che conferiscono una nota di co­lore e di fascino. I colli, talvolta sono alti ed arcigni, talvolta sono caratterizzati da dolci e verdi declivi, op­pure hanno pendii adagiati, quasi allungati. Non man­cano formazioni calanchifere dovute a fenomeni di ero­sione. La natura originaria è stata quasi dappertutto soppiantata dalle colture agricole, che tuttavia hanno creato un paesaggio armonico e gradevole. In ogni caso non mancano aree dove si sono conservati piccoli bo­schi di querce, pioppi, salici e aceri.

IL MARE

Se si cercano spiagge sab­biose, tranquille e rilassan­ti, oppure lievi insenature e piccoli golfi, l'Abruzzo ha molto da offrire. La parte settentrionale della costa, da Alba Adriatica sino ad Ortona, è una lunga ed ininterrotta striscia di sab­bia bianca, senza rilievi, particolarmente adatta ai bambini ed alle famiglie. I tratti naturali sono quasi del tutto scomparsi, anche se si segnalano interessan­tYpinete marine e tratti si­gnificativi in via di rinatu­ralizzazione. Simpatiche località balneari si susse­guono l'una dopo l'altra, con spiagge attrezzate ed una buona organizzazione complessiva. Molto interessan­te è la spiaggia di Pineto, che accoglie una bella e lun­ga pineta di Pino romano e dove è ancora possibile am­mirare l'antica torre di avvistamento di Cerrano. Da Ortona sino a Vasto, la costa cambia volto, si aprono brevi tratti di coste rocciose, piccoli golfi ed insenatu­re, rilievi modesti, ma alti quanto basta per offrire pae­saggi interessanti. In qualche lembo di costa, prossi­mo alle foci dei fiumi, ad esempio nella foce del fiu­me Sangro, si trovano re­litti di foreste ripariali, con salici, pioppo bianco ed olmi. La macchia mediter­ranea è presente in modo consistente in alcuni trat­ti, come Punta Aderci o Punta Penna, con piante di mirto, lentisco, rosmarino, ginestra, erica, ginepro e leccio. Di notevole interes­se è la lecceta litoranea di Torino di Sangro. Non mancano pinete di pino marittimo, pino ro­mano e pino d'Aleppo, or­mai residui della pineta che faceva da corollario alla fa­scia litoranea. In questa parte di costa, si scorgono di tanto in tanto, lunghi pontili di legno che si affaccia­no per decine di metri sul mare: sono i "trabocchi", utilizzati per la pesca.
Molto suggestiva è la visita all"`eremo dannunziano", nei pressi di San Vito Chietino, dove il grande poeta scrisse pagine famose. La spiaggia è a volte sabbiosa, a volte ciottolosa, in ogni caso quasi sempre i fondali sono bassi, ideali per la balneazione.
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